Regolamento Oratorio

RIAPRE L’ORATORIO! 
orario dal 16 settembre 2023

In principio Don Bosco creò l’ Oratorio.
Lo chiamò, per lungo tempo, con una parola semplice e diretta: “catechismo”.

Per il “Santo dei giovani” l’ Oratorio voleva essere il luogo dove i giovani e i ragazzi, spesso lasciati al proprio destino e drammaticamente a rischio, potessero trovare dei PADRI che si prendevano a cuore la “salvezza” dei figli. In un clima di autentica “famiglia”: luogo dove ci si accoglie, ci si stima, ci si difende, ci si aiuta a crescere insieme, ci si ama, ci si perdona, ci si orienta con passione verso gli stessi ideali, considerati vitali ed essenziali.

E quando questa tensione verso le realtà più grandi ed eccellenti trova il livello più alto e riuscito della sua espressione, allora ci si accorge di esserci incontrati con Dio.

Così è la Famiglia. Così è l’Oratorio.

Luogo dove si sperimenta l’Amore.

L’Amore sa accogliere, difendere, far crescere, maturare, rendere felici…

L’Amore porta a perdere se stessi perché gli altri si sentano pieni di vita.

Così è l’ Oratorio.

Come per Don Bosco, è il luogo dove una Comunità cristiana, veramente matura e adulta (è “padre” e “madre”), offre il meglio del proprio impegno per aiutare le nuove generazioni (i propri “figli”) a realizzare, in pienezza e con successo, la propria vita.

Si è “genitori” quando si genera, negli altri, la Vita.

San Giovanni Bosco: storia del parroco che ha inventato l'oratorio


Soprannominato il "giullare di Dio", fondatore dei Salesiani e della congregazione femminile delle figlie di Maria Ausiliatrice è considerato il Santo dei giovani.

«Padre e maestro della gioventù», così Papa Giovanni Paolo II ha definito San Giovanni Bosco il 31 gennaio 1988, giorno in cui si celebra la sua memoria. Al sacerdote, fondatore dei Salesiani e della congregazione femminile delle figlie di Maria Ausiliatrice, si attribuisce l’invenzione dell'oratorio. Nasce nel 1815 in una povera famiglia contadina di Becchi, una frazione del piccolo comune in provincia di Asti che oggi prende il suo nome: Castelnuovo Don Bosco. Il "giullare di Dio" muore a Torino il 31 gennaio 1888 per logoramento ed è celebre la risposta che dà al medico che gli consiglia di riposare: «La ringrazio, dottore, ma è l’unica medicina che non posso prendere».

L'oratorio

Dotato di una memoria eccezionale, inizia sin da bambino a intrattenere i suoi coetanei al termine della messa. Ripete perfettamente la predica appena ascoltata dal parroco e l'accompagna a giochi e acrobazie apprese dai giullari alle fiere di paese. A vent'anni entra in seminario a Chieri e nel 1841 diventa sacerdote per poi trasferirsi a Torino. Nel capoluogo piemontese prende forma il primo oratorio dopo l'incontro con un giovane muratore che era stato maltrattato dal sacrista perché non sapeva servire la messa. Don Bosco lo ascolta e lo invita a tornare a trovarlo in compagnia dei suoi amici. All'inizio, i ragazzi si incontrano nell'Ospedaletto di Santa Filomena dedicato alle bambine disabili. Il luogo era nato su iniziativa di Giulia Colbert, la marchesa di Barolo che assume Don Bosco come secondo cappellano di un'altra struttura da lei fondata per favorire il reinserimento di ex detenute e l'assistenza di ragazze di strada. La missione di Don Bosco diventa intrattenere i ragazzi tenendoli lontani dalle cattive frequentazioni, aiutandoli a trovare un lavoro o facendo da maestro ai più dotati.

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